La fuga degli studenti Usa –  Duemila docenti in bilico

di Elettra Gullè

Emergenza Covid 19 – L’ sos degli atenei Usa

Università americane svuotate dall’emergenza Covid, ripercussioni sul lavoro. Incognita sui tempi della ripresa.

Appello alle istituzioni: “Subito un tavolo”

Firenze-   Andati via sugli studenti americani, è ora sos per i docenti. Nella nostra città, sono 2mila gli insegnanti delle Università Usa, o che lavorano per istituti che hanno rapporti stretti con queste realtà a stelle e strisce, i quali non hanno la più pallida idea di quando potranno tornare a lavorare. Difficile anche sollo ipotizzare il momento in cui gli studenti stranieri (e non solo loro…) potranno tornare a studiare in riva d’Arno. 7mila i ragazzi che tra fine febbraio e inizio marzo hanno abbandonato la città. E adesso? “Se un migliaio di docenti, con contratti fissi, può contare sulla cassa integrazione, per l’altra metà composta da precari il discoro è ben diverso -sospira Matteo Duni, presidente dell’associazione docenti Università americane in Italia-.  Solo una parte di loro avrà una ciambella di salvataggio. Per gli altri si prospettano lunghi mesi di forte difficoltà”. Se il semestre appena concluso è stato portato avanti online, in un ponte tecnologico tra Firenze e gli Usa, il “Prossimo trimestre estivo è ormai cancellato”. “E chissà cosa succederà per il semestre autunnale – allarga le braccia Duni -. C’è una grande incertezza lavorativa, che si somma ad un forte impoverimento del tessuto economico e culturale della nostra città”. Basti pensare che nel 2012 l’Irpet calcolava in 160 milioni id euro l’anno il giro d’affari legato alle Università americane in Toscana. Numeri sicuramente cresciuti negli anni seguenti. E sprofondati a causa dell’emergenza Covid. Il caso della docente Anna Kraczyna ricalca quello di centinaia e centinaia di suoi colleghi. “Lavoro in una scuola che fornisce corsi per diverse Università Usa – racconta l’insegnante -. Insegno lingua e cultura italiana da 12 anni e sono assunta, di volta in volta, con co-co-co della durata dei corsi. Ini contratti che mi fanno guadagnare poco ed in modo discontinuo”.

“So già che fino a gennaio non avrò corsi – scuote la testa -. Posso solo contare su una disoccupazione di 180 euro al mese. Non essendo assunta, per me la cassa integrazione è un miraggio. Meno male mio marito non ha perso il lavoro”.  Ecco che per molti insegnanti è iniziata la caccia ad un altro impiego, “qualunque cosa esso sia”. In attesa che il virus allenti la presa e che si torni a viaggiare come un tempo. “La nostra situazione è davvero complicata, le famiglie americane sono molto colpite dalla crisi e quindi saranno più in difficoltà a mandare i figli all’estero – conclude Duni . Lanciamo un appello alle istituzioni affinché si facciano promotori di un coordinamento tra tutte le realtà coinvolte.  Chiediamo al più presto la convocazione di un tavolo”.

 

La Nazione, 17 maggio 2020

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