Matteo Duni “Università Usa: noi docenti soli nelle aule vuote”

Intervista di Andrea Vivaldi

Il contesto del Coronavirus ha causato un pesante contraccolpo sulle università statunitensi in Toscana. Matteo Duni è il presidente dell’Associazione docenti università americane in Italia.
Professore, cosa succede nelle vostre scuole?

«La situazione è molto negativa: diversi programmi hanno prima deciso di sospendere temporaneamente le lezioni e poi di rimandare gli studenti in America. Il semestre ormai è compromesso. Verranno fatte, per quanto possibile, delle lezioni online, ma non sarà la stessa cosa. A rischio ci sono i posti di lavoro dei docenti e un giro d’affari nella regione di circa 200 milioni di euro. Un colpo molto forte a questo settore economico».

Quanti studenti e insegnanti sono coinvolti in Toscana?
«Si parla di 10-12 mila e alcune centinaia di professori. In più c’è tutto il personale che lavora extra didattica. Solo nella regione ci sono circa 50 università, tra sedi ufficiali e scuole in appoggio. Molti insegnanti rischiano la disoccupazione: circa la metà dei contratti sono a tempo determinato. Se cancellano i corsi, non verranno rinnovati».
Cosa chiedete?
«Vorremmo che il Comune di Firenze e la Regione contrastassero la disinformazione: l’emergenza non è così grave. Serve una campagna importante per raccontare la verità. Occorre rilanciare l’immagine del paese e le attività sul territorio. Va ricreata la fiducia, perché qui si studia e si lavora bene. In più vorremmo che venissero studiati, in collaborazione con il Governo, degli ammortizzatori sociali perché c’è una realtà in crisi».
La situazione italiana com’è descritta negli Stati Uniti?
«In alcuni casi è circolata un’informazione distorta: si è parlato di un’università chiusa a Firenze e di restrizioni nei movimenti. Notizie false. Ma in generale il quadro è presentato in modo serio anche dagli organi ufficiali. C’è un’allerta forte: vengono sconsigliati i viaggi in Italia e di conseguenza le famiglie americane sono scoraggiate a iscrivere qui i figli. Negli Usa c’è anche il timore che vengano bloccati i voli dall’Italia e che i ragazzi non possano quindi tornare a casa».
Quali prospettive ci sono?
«Le previsioni dopo i primi dati sono pessimiste. Alcune scuole, come la New York University, vorrebbero riportare gli studenti a Firenze a fine marzo, ma non è certo. Dipenderà dai prossimi sviluppi. Abbiamo avuto tante cancellazioni e il prossimo semestre estivo è già compromesso: c’è stata una riduzione, come minimo, del 50% delle iscrizioni. I programmi rischiano di essere dimezzati. In questo mese ci saranno inoltre le iscrizioni al semestre autunnale che è ancora più importante: se il contesto non si normalizza prevediamo un altro dimezzamento dei corsi». — a. v.

Repubblica-Firenze, 1 Marzo 2020

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